ALESSANDRO ALLEMANO

MONFERRATO: PERCHÉ SI CHIAMA COSÌ

10 luglio 2007

Sul probabile significato del toponimo “Monferrato” sono state formulate molte ipotesi da parte degli

studiosi nel corso dei secoli.

Ecco una panoramica, scelta tra le più comuni e anche tra le più curiose.

Secondo alcuni, il nome Monferrato è strettamente legato alla leggendaria vicenda di Aleramo.

Egli era un nobile di stirpe germanica nato verso l’anno 900 che si innamorò, ricambiato, di Alasia,

figlia dell’imperatore Ottone.

I due giovani, contrastati dal severo padre della ragazza, fuggirono assieme verso la costa ligure, rifugiandosi

presso Alassio. Dopo qualche tempo l’imperatore decise di perdonarli e di dare ad Aleramo

tanta terra quanta ne avrebbe potuta descrivere nel corso di tre giorni di cavalcata.

Aleramo, in mancanza di strumenti più idonei, ferrò il suo cavallo con un mattone e si diede a una

corsa sfrenata, riuscendo così a circoscrivere il territorio che sarebbe poi divenuto il Monferrato.

Dai termini piemontesi mun (“mattone”) e frà (“ferrare”) derivò il nome stesso della regione.

Il poeta Giosuè Carducci sposò questa ipotesi, nell’articolo Gli Aleramici (leggenda e storia), pubblicato

su «Nuova Antologia», dicembre 1883.

Un’altra ipotesi, abbastanza leggendaria anch’essa, fa riferimento a un misterioso fabbro ferraio che

teneva bottega nei pressi del colle su cui ora sorge il Santuario di Crea. L’uomo era tanto bravo nella

sua arte e la sua fama divenne così rinomata da dare il nome alla zona in cui operava.

Per qualche autore un po’ troppo ricco di fantasia invece il Monferrato venne così denominato a

ricordo di un’antica battaglia, tanto

sanguinosa che tutta la regione fu

disseminata di frammenti di armi

in ferro: di qui il toponimo inteso

come “monte ricco di ferro”. La

proposta è però del tutto leggendaria.

Sempre al ferro si riferisce un’altra

interpretazione: i colli monferrini

sarebbero piuttosto ricchi di minerali

ferrosi, tanto da permettere che

in epoca medievale sorgessero officine

di fabbri (dette ferrariae, “ferriere”)

annesse ai monasteri. A sostegno

di questa tesi, il toponimo Ferrere,

località dell’Astigiano.

Galeotto del Carretto, autore nel 1493 di una Cronica degli Illustrissimi Principi et Excellentissimi Marchesi

di Monferrato, afferma che il termine proviene da Aysembergo, località sassone, origine presunta dei

Marchesi di Monferrato. Difatti, egli dice, «volendo Aysembergo interpretare / di ferro monte vol

significare»: perciò eisen (“ferro”) + berg (“monte”), e di località chiamate Eisenberg in Germania ne

esistono almeno una decina.

Giandomenico Serra nel 1927 propose invece la derivazione dal termine ferrè che in antico francese

(chemin ferrè) identificava un sentiero riservato al pascolo delle greggi migranti: ipotesi molto debole,

dato la scarsa vocazione della zona all’allevamento degli ovini.

Un’ipotesi più accreditata, sostenuta da Aldo di Ricaldone, fa risalire il termine alla parola latina far,

che significa “farro”: le nostre colline sarebbero state ricchissime, in un lontano passato, di questa

granaglia usata per l’alimentazione umana: quindi Monferrato da mons pharratus, “monte ricoperto di

campi di farro”.

Il farro veniva tostato, battuto e macinato; si otteneva una farina usata per la preparazione della puls,

una specie di polenta. La diffusione del cereale, molto praticata dagli Etruschi e dagli Italici, era favorita

dal fatto che esso cresceva anche in terreni umidi e poco dissodati e non necessitava di particolari

cure.

Il Monferrato è stato a lungo dominato da popolazioni germaniche, in specie longobarde. Tracce di

questo assoggettamento si riscontrano in moltissimi toponimi locali, soprattutto in quelli terminanti

in -ango, -engo, -ingo. Nucleo socio-amministrativo della realtà longobarda in Italia era la fara, piccola

cellula famigliare o plurifamigliare (una sorta di clan) con rilevanza anche militare.

A detta di vari storici, il toponimo Monferrato potrebbe essere un ibrido: dal latino mons e dal longobardo

fara, nel senso di “monte ricco di insediamenti barbarici”. Infatti con il passare del tempo i

Longobardi da guerrieri conquistatori si trasformarono in abitanti stabili dediti alla coltivazione della

campagna, e questa situazione sarebbe passata nel nome stesso della regione.

Bruno Chiarlo da parte sua ha avanzato un’ulteriore ipotesi: Monferrato non da farro o dalla fara

longobarda, bensì da mons fratrum, cioè “monte dei frati”. Nell’area compresa tra Torino e Valenza

erano diffusi fin dal V secolo diversi insediamenti monastici (i monasteriola, piccoli monasteri), poi

distrutti dalle invasioni barbariche o trasformati in centri religiosi più importanti.

La fertilità dei bricchi monferrini ha portato Geo Pistarino (Università di Genova) a proporre

una derivazione tutta latina del nome Monferrato: deriverebbe da mons ferax, nel senso di “area messa

a frutto, coltivata”. È infatti accertato che nell’età tardo-carolingia e imperiale si ebbe una forte

ripresa dell’economia rurale monferrina, dopo secoli di abbandono della campagne per guerre, devastazioni

e scorrerie. Fu merito dei monasteri, questa rinascita dell’agricoltura, e i risultati furono

così promettenti da segnare indelebilmente il nome di tutta la regione compresa tra il corso del Po e

le montagne dell’Appennino Ligure.

Interessante è l’ultima ipotesi in ordine di tempo, avanzata

da Olimpio Musso, dell’Università di Firenze,

nel corso di una conferenza tenuta a Moncalvo. Si trova

in Francia, presso Grenoble (dipartimento dell’Isère),

un paesino chiamato Montferrat, dove anticamente

esisteva una contea, appartenuta forse al conte

Guglielmo, padre di Aleramo. La denominazione sarebbe

stata “importata” in Italia e applicata al territorio

concesso dall’imperatore ai discendenti di Guglielmo.

A confortare il professor Musso nella sua proposta il

fatto che gli abitanti di Montferrat nell’Isère si chiamano

non monferratois come in un altro Montferrat che esiste

nel dipartimento del Var, bensì monfrinos, denominazione

che ben si adatta al nostro monfrin, monfrinot.

Per maggiori informazioni, si visiti il sito

www.olimpiomusso.eu alla sezione Download.